L'allattamento a richiesta vs allattamento a orari: sfatiamo i miti.

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A richiesta o a orari: cosa vuol dire davvero «a richiesta», e i tre numeri che ci stanno dentro

«A richiesta» è l'espressione che tutti usano e che nessuno spiega. Suona come nessuna regola, e per questo spaventa: sembra chiedere a chi non ha mai allattato di navigare senza strumenti. L'alternativa che circola da sempre ha il pregio di essere semplice, ed è un orario fisso: ogni tre ore. Su quest'ultima le fonti sono esplicite, e conviene saperlo subito: «le poppate non devono per forza essere ogni tre ore».2

Le fonti dicono due cose insieme, ed è tenerle insieme che rende la lezione utile: l'orario fisso non c'è, ma «a richiesta» non vuol dire senza numeri. I numeri ci sono, e sono tre: le tre ore che non servono, le otto poppate al giorno che servono, le cinque o sei ore di pausa da non superare.2 Servono a riconoscere quando qualcosa non torna.

Cosa raccomanda la linea guida, e con quale forza

Il capitolo che si occupa di questo si chiude con una sola raccomandazione, e la riportiamo con la sua etichetta: è marcata come buona pratica, non porta un livello di forza Forte o Debole, e la qualità globale dell'evidenza del capitolo è dichiarata molto bassa. Dice: l'allattamento al seno dovrebbe essere a richiesta per tutti i lattanti sani, rispettando il ritmo notturno del bambino.1

La stessa indicazione compare, in forma più breve, fra i dieci passi dell'iniziativa OMS/UNICEF che la guida per i genitori elenca: «Passo 8: incoraggiare le madri ad allattare a richiesta».8

Il documento arriva a quella riga così: finché il bambino è sano e la sua evoluzione è normale, si dovrebbe seguire il ritmo di alimentazione che ogni bambino richiede.1

Una precisazione nostra, e conta: la raccomandazione dice «per tutti i lattanti sani», e la conclusione dice «finché il bambino è sano e la sua evoluzione è normale». Non è un modo di dire. Un bambino che non cresce, o che ha un problema in corso, è fuori dal perimetro di questa raccomandazione, e chi lo segue può dare indicazioni diverse — che valgono più di questa lezione.

I tre numeri che stanno dentro «a richiesta»

La guida per i genitori lo dice nel modo più diretto che abbiamo trovato in tutta la libreria2: «Le poppate non devono per forza essere ogni tre ore. L'importante è che ne facciano almeno otto al giorno e che non si facciano pause di più di cinque o sei ore.»2 E aggiunge cosa fare se la pausa si allunga: se la pausa supera le cinque o sei ore, conviene provare a svegliarlo e attaccarlo al seno; e se svegliarlo è difficile, il contatto pelle a pelle stimola i suoi riflessi e facilita l'inizio della poppata.2 Nella stessa pagina c'è anche il motivo per cui i numeri sono questi: lo stomaco di un neonato è grande come una ciliegia alla nascita e come una noce a tre giorni, e il latte si digerisce molto in fretta.2

Non è un dato isolato di quel documento. Anche l'allegato della linea guida clinica dice che i bambini sani nati a termine hanno bisogno di poppare un minimo di 8 volte ogni 24 ore, e aggiunge il secondo motivo: una buona frequenza stimola il corpo della madre a produrre la quantità di latte di cui il bambino ha bisogno.3

E c'è una quarta indicazione, che è quella che nella pratica cambia di più le giornate: offrire il seno ai primi segnali di fame — aprire la bocca, girare la testa da un lato all'altro, fare smorfie di suzione, portarsi la mano alla bocca — senza aspettare che pianga, perché l'agitazione rende più difficile l'inizio della poppata.23

Quanto poppa davvero un bambino allattato a richiesta

Qui i numeri smettono di essere regole e diventano descrizioni. Il documento riporta uno studio su 71 coppie madre-bambino in allattamento esclusivo a richiesta, fra uno e sei mesi: la media era di 11 ± 3 poppate in 24 ore, e accanto a quella media il documento scrive «RIC de 6 a 18»; ogni poppata comportava un'assunzione media di 76 g, con accanto «RIC de 0 a 240».4

Una precisazione nostra, e riguarda il modo di leggere quei numeri: la sigla RIC non compare nell'elenco delle abbreviazioni del documento, che pure ne ha uno lungo due pagine. Non sapendo come il documento la scioglie, non ve la sciogliamo noi: 6 e 18 sono i due valori che il documento mette accanto alla media di 11, e non possiamo dirvi se siano il minimo e il massimo osservati o i bordi della fascia centrale. In entrambe le letture restano numeri osservati in quello studio, su bambini allattati in esclusiva e a richiesta.

Quella coppia di numeri dice una cosa sola, ed è utile saperla: quanta variabilità c'era in quello studio, fra bambini di uno e sei mesi tutti allattati in esclusiva e a richiesta. Non è un criterio di adeguatezza e non sostituisce quello riportato qui sopra: almeno otto poppate al giorno e nessuna pausa oltre le cinque o sei ore restano l'indicazione data per i neonati sani,23 e su un bambino in particolare decide chi lo visita, non una media.

Una precisazione nostra sul perimetro, perché è il punto in cui questa lezione poteva far danno: quello studio riguarda bambini fra uno e sei mesi. I due numeri che valgono nelle prime settimane sono gli altri — otto poppate, cinque o sei ore — e non vanno letti alla luce di una media raccolta su bambini più grandi.

Lo stesso studio aggiunge due cose che tolgono peso a paure comuni: il numero di poppate non differiva fra i bambini di quattro settimane e quelli di 26, e non sono state trovate differenze significative nella produzione di latte nelle 24 ore fra i bambini allattati di notte e quelli che di notte non poppavano.4

E soprattutto: gli studi descrivono due schemi diversi, entrambi normali. In uno le poppate sono distribuite lungo tutte le 24 ore; nell'altro il bambino non poppa fra mezzanotte e le sei e recupera la mattina — in quel gruppo il 41% del latte viene preso fra le 6 e le 12, contro il 26% dell'altro gruppo. In nessun caso sono state trovate differenze significative nell'assunzione totale di latte nelle 24 ore.4

Detto questo, il secondo schema è raro: in uno studio svedese su 506 madri, solo il 2% dei bambini non faceva poppate notturne.4

Le poppate notturne: cosa dicono i dati, e quanto pesano

Questa è la parte in cui è più facile far dire alle fonti più di quello che dicono, quindi mettiamo prima l'etichetta: il riassunto dell'evidenza di questo capitolo è marcato dal documento come di qualità molto bassa.6

Con quell'etichetta attaccata: uno studio retrospettivo su 593 madri ha trovato che una maggiore frequenza di poppate notturne si associava alla durata dell'allattamento, e che fare fra quattro e sei poppate notturne si associava a una durata media di 11,7 mesi, mentre non farne nessuna si associava a una durata media di 6,1 mesi. In un altro studio, fra i fattori associati alla cessazione dell'allattamento c'era la limitazione del numero di poppate notturne da parte della madre.5

Una nota nostra, non delle fonti: quei due numeri, 11,7 e 6,1, sono i più facili da usare male di tutta la lezione. Sono associazioni trovate in uno studio retrospettivo con campione di convenienza, e il documento le classifica come evidenza di qualità molto bassa. Non dicono che facendo quattro poppate notturne si allatterà per undici mesi. Li riportiamo perché sono la ragione per cui le fonti dicono di non limitare le poppate notturne, non perché siano un obiettivo da raggiungere.

Il biberon della notte «per farla riposare»

È la proposta che arriva sempre, di solito da chi vuole aiutare. La strategia dell'iniziativa OMS/UNICEF, riportata dal documento, dice di non offrire biberon al bambino di notte per migliorare il riposo notturno: oltre ad avere un effetto negativo sull'allattamento, esistono studi che mostrano che i genitori di bambini allattati nel primo anno di vita hanno un maggior numero di ore di sonno.5

I dati sulle ore sono questi. A un mese, le madri che allattavano in esclusiva dormivano in media 30 minuti in più per notte rispetto a quelle che usavano un po' di formula di notte. A tre mesi, 40 minuti in più. E le madri che allattavano fra mezzanotte e le sei dormivano 47 minuti in più di quelle che di notte davano un po' di formula — con i padri che dormivano 38 minuti in più.7

Sulla stessa pagina, però, il documento riporta anche il contrario, e sarebbe scorretto darvi solo metà del quadro: uno studio anteriore non trovava relazione fra tipo di alimentazione e ore di sonno della madre; e uno studio su 4507 madri segnala che il bambino allattato in esclusiva ha il 66% di probabilità in più di svegliarsi durante la notte e il 72% in più di avere difficoltà a dormire da solo.7

Una nota nostra: messi insieme, questi dati non dicono «allattando dormirete di più». Dicono una cosa più stretta e più difendibile: il biberon notturno non è il modo dimostrato di dormire di più. Il bambino allattato si sveglia probabilmente di più; le madri che allattano, nei dati riportati, non dormono di meno.

E i metodi per far dormire il bambino?

Il documento riporta una revisione di studi pubblicati fra il 1993 e il 2013 sugli interventi comportamentali per i problemi di sonno nei primi sei mesi. La conclusione è netta in entrambe le direzioni: gli studi non hanno dimostrato che questi interventi riducano il pianto, prevengano i problemi di comportamento e di sonno del bambino o la depressione postnatale; e gli autori segnalano che possono produrre risultati non voluti, come maggiori problemi di sonno, la cessazione prematura dell'allattamento e maggiore ansia per la madre.6

Una precisazione nostra sul perimetro: la revisione, dice il documento stesso, non descrive se gli studi includessero bambini allattati al seno, con formula o entrambi. È un limite dichiarato nella fonte e lo riportiamo con lei.

Il documento aggiunge anche dove mettere le poppate notturne nella pratica, ma lo fa fuori dalle raccomandazioni, in un blocco senza forza dedicato all'implementazione: consigliare la cohabitazione (dormire nella stessa stanza) e dare informazione sul colecho sicuro.1 Una nota nostra: il colecho sicuro è un elenco di condizioni a sé stante, e questa lezione non lo tratta e non ne riporta le regole a metà.

Una donna a tre settimane dal parto. Il bambino oggi ha poppato quattordici volte; ieri nove. Alle 23 sua madre le dice che «così non si regola» e che dovrebbe passare a ogni tre ore, e le propone un biberon la notte per farla dormire. Quello che dicono le fonti di questa lezione: che l'unica raccomandazione del capitolo, marcata come buona pratica, è che l'allattamento sia a richiesta per tutti i lattanti sani, rispettando il ritmo notturno del bambino. Che «le poppate non devono per forza essere ogni tre ore», e che i numeri da tenere sono altri: almeno otto poppate al giorno, e nessuna pausa oltre le cinque o sei ore. Che i numeri da tenere sono altri: almeno otto poppate al giorno e nessuna pausa oltre le cinque o sei ore — e quattordici e nove li rispettano tutti e due. (Lo studio con la media di 11 poppate riguarda bambini fra uno e sei mesi: a tre settimane non è il metro da usare.) Sul biberon notturno: le fonti dicono di non offrirlo per migliorare il riposo, e nei dati riportati le madri che di notte usavano un po' di formula dormivano trenta minuti in meno, non in più. Quello che nessuna di queste righe può dire è se quel bambino stia crescendo bene. Le fonti mettono un qualificatore a tutto il capitolo — lattanti sani, evoluzione normale — e chi lo verifica è chi lo visita, non una lezione.

Le fonti di questa lezione

I numeri in apice nel testo rimandano alle righe di questa tabella. La colonna Tipo indica il peso della fonte. I numeri di pagina si riferiscono alle pagine del PDF, non alla numerazione stampata sul documento.

N. Ente Documento Tipo Pag. Cosa vi si trova
1 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía de Práctica Clínica sobre lactancia materna (2017) linea guida 78 Chiusura del capitolo 5.3 «Tomas nocturnas». Blocco «Recomendaciones»: una sola voce, marcata √ (buona pratica, nessuna etichetta di forza): “La lactancia materna debería ser a demanda para todos los lactantes sanos, respetando el ritmo nocturno del bebé.” Conclusione del passaggio «De la evidencia a la recomendación»: “Por lo tanto, la conclusión a la que se llega es que mientras el niño esté sano y su evolución sea normal, se debería seguir el ritmo de alimentación que cada niño demanda.” Nota di perimetro: sotto, in blocco separato e senza forza, «Consideraciones para la implementación» contiene una sola voce: “Para facilitar a los padres el manejo de las tomas nocturnas se debería recomendar la cohabitación y dar información sobre el colecho seguro.” La lezione la riporta dichiarandola come non-raccomandazione e non tratta il colecho.
2 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía para las madres que amamantan (2017) materiale informativo istituzionale 13 Domanda 5, «¿Cómo sé que mi bebé está tomando suficiente leche?»: “Conviene que sepas que los recién nacidos tienen el estómago pequeño (del tamaño de una cereza al nacer y de una nuez a los tres días) y la leche se digiere muy rápidamente, por lo que necesitan mamar con frecuencia. Las tomas no tienen por qué ser cada tres horas. Lo importante es que realicen al menos ocho tomas al día y no se hagan pausas de más de cinco o seis horas. De hecho, muchos recién nacidos agrupan algunas tomas durante unas horas y luego las espacian más. Si la pausa se prolonga más de cinco o seis horas, es conveniente intentar despertarle y ponerle al pecho. Si tienes dificultades para despertarle, el contacto piel con piel estimula sus reflejos y facilita el inicio de la toma.” Sulla stessa pagina: “debes estar atenta a las primeras señales de hambre (abrir la boca, mover la cabeza hacia los lados, realizar muecas de succión o llevarse la mano a la boca) y ofrecerle el pecho sin esperar a que llore. La ansiedad dificulta el inicio de la toma.”
3 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía de Práctica Clínica sobre lactancia materna (2017) linea guida 240 Anexo 5, «Cómo identificar si mi bebé está tomando suficiente leche», punto 1 «Frecuencia de las tomas»: “Los bebés sanos nacidos a término tienen el estómago pequeño y la leche se digiere rápidamente, por lo que necesitan mamar un mínimo de 8 veces cada 24 horas. Además, una buena frecuencia estimula el cuerpo de la madre para producir la cantidad de leche que su bebé necesita para su correcto desarrollo.” e “Amamante a su bebé a demanda atendiendo sus primeras señales de hambre: abrir la boca, mover la cabeza hacia los lados, realizar muecas de succión o llevarse la mano a la boca.”
4 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía de Práctica Clínica sobre lactancia materna (2017) linea guida 75 Sezione «Patrones de alimentación en lactantes amamantados de forma exclusiva». Kent 2006, 71 diadi: “realizaban una media de 11 ± tres tomas en 24 horas (RIC de 6 a 18), y que cada toma suponía una ingesta media de 76 ± 12,6 g (RIC de 0 a 240)”; Nota di perimetro: la sigla “RIC” non compare nell'elenco delle abbreviazioni del documento (pp. PDF 226-227), e la lezione la riporta senza scioglierla. “El número de tomas no difería entre los niños de cuatro y 26 semanas de vida y no se encontraron diferencias significativas en la producción de leche durante 24 horas entre los niños que eran amamantados por la noche y los que no.” Butte 1985, 45 bambini: “dos patrones principales de alimentación: uno en el que las tomas se distribuyen a lo largo de las 24h del día y otro en el que el niño no realiza tomas entre las 00.00h y las 06.00h. En este último grupo, el porcentaje de ingesta de leche durante las 06.00h y las 12.00h es del 41% del total, en comparación al 26% registrado en el grupo que sí realiza tomas nocturnas. En ningún caso se encontraron diferencias significativas en la ingesta total de leche (g/24h)”. Studio svedese, 506 madri: “sólo un 2% de los niños no hacían tomas nocturnas”.
5 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía de Práctica Clínica sobre lactancia materna (2017) linea guida 74 Studio retrospettivo di Radwan 2013, campione di convenienza di 593 madri: “Se encontró que la realización de entre cuatro y seis tomas nocturnas se asociaba con una duración de la lactancia de 11,7 meses de media, mientras que la no realización de tomas nocturnas se asociaba con una duración media de 6,1 meses.”; e “uno de los factores que se asociaba con el cese de la lactancia materna era la limitación del número de tomas nocturnas por parte de la madre (HR 1,58; IC95% de 1,11 a 2,23)”. Sulla stessa pagina, strategia IHAN: “no se deben ofrecer biberones al niño por la noche para mejorar el descanso nocturno, puesto que además de tener un efecto negativo sobre la lactancia materna, existen estudios que demuestran que los padres de niños amamantados durante el primer año de vida tienen un mayor número de horas de sueño”. Nota di perimetro: il blocco porta a margine l'etichetta “Calidad muy baja”, riportata nella riga 6.
6 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía de Práctica Clínica sobre lactancia materna (2017) linea guida 77 «Resumen de la evidencia», marcato a margine “Calidad muy baja”, che ripete l'associazione fra frequenza delle poppate notturne e durata dell'allattamento. Sulla stessa pagina, la revisione di studi 1993-2013 sugli interventi comportamentali: “los estudios no han demostrado que dichas intervenciones disminuyan el llanto, prevengan problemas de conducta y de sueño en el niño y la depresión postnatal”; “estas intervenciones pueden producir resultados no intencionados, como mayores problemas de sueño, el cese prematuro de la lactancia y mayor ansiedad para la madre”. Nota di perimetro: il documento dichiara che la revisione “no describe si los estudios incluían niños alimentados con lactancia materna, con fórmula o ambos”, e la lezione riporta questo limite.
7 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía de Práctica Clínica sobre lactancia materna (2017) linea guida 76 Sonno materno, dati a favore: “las madres que amamantaban de forma exclusiva al mes dormían 30 minutos más de media por la noche que las que utilizaban algo de fórmula durante la noche (386 ± 66 min de sueño nocturno y 356 ± 67 min, respectivamente)”; a tre mesi “dormían 40 min más de media (7,2h ± 1,3 horas) que las madres que utilizaban suplementos (6,4±1,3h)”; “las madres que amamantaban a sus hijos durante la noche (de 00.00h a 06.00h) dormían 47 min más que las mujeres que les daban algo de fórmula por la noche, algo que también ocurría con los padres, que dormían 38 min más”. Dati in senso contrario, sulla stessa pagina, che la lezione riporta insieme ai precedenti: “En un estudio anterior (140) se encontró que el tipo de alimentación no se relacionaba con un mayor tiempo de sueño nocturno o diurno de la madre al mes postparto”; e Galbally 2013, 4507 madri: “cuando el niño es amamantado de forma exclusiva es un 66% más probable que éste despierte durante la noche y un 72% más probable que tenga dificultades para dormir solo”.
8 Ministerio de Sanidad (Spagna) / OSTEBA Guía para las madres que amamantan (2017) materiale informativo istituzionale 9 Elenco dei dieci passi dell'iniziativa IHAN per la maternità: “Paso 8: Alentar a las madres a amamantar a demanda.”
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