Il pavimento pelvico nei primissimi giorni: cosa evitare per proteggerlo.

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Il pavimento pelvico nei primissimi giorni: cosa evitare per proteggerlo

Di tutte le parti del corpo coinvolte nel parto, il pavimento pelvico è quella di cui si parla meno e che lavora di più. Nei primi giorni non serve fargli fare niente di speciale: serve soprattutto non ostacolarlo. Questa lezione riguarda proprio quello, cioè le poche cose concrete che nelle prime settimane fanno la differenza.

Che cosa è successo, in concreto

Visto da fuori, il perineo è la zona del corpo compresa fra la vulva e l'ano. Visto da dentro, i suoi muscoli formano quella che si può immaginare come un'amaca: il pavimento pelvico. Questa amaca sostiene gli organi interni — utero, vescica e retto — e contribuisce, fra le altre cose, a impedire le perdite di urina e di feci.11

Durante la gravidanza il perineo si adatta, e durante il parto i muscoli del pavimento pelvico vengono stirati. Dopo la nascita è normale che l'aspetto della vulva sia cambiato, per esempio che le labbra appaiano più distanziate. Dopo un parto vaginale il perineo può restare sensibile per un po', e in alcuni casi lo è anche dopo un cesareo.11

Tornare a un tono adeguato richiede da diverse settimane a diversi mesi.12 È un orizzonte temporale lungo, e conoscerlo in anticipo evita di leggere come un fallimento quello che è semplicemente il tempo che serve.

Un dato che conviene sapere subito. Nei primi mesi dopo il parto, una persona su tre fra chi ha partorito ha perdite di urina. Riguarda soprattutto chi ha avuto lacerazioni del perineo o un bambino di peso elevato.12 Non è un difetto e non è raro: è una conseguenza frequente del parto, e soprattutto è una cosa che si tratta. La parte da non fare è tenersela per sé pensando che sia il prezzo da pagare.

La stitichezza è il fattore su cui si può intervenire davvero

Fra i fattori di rischio per la disfunzione del pavimento pelvico, le linee guida NICE distinguono quelli su cui non si può fare nulla — l'età, la familiarità, il tipo di parto — da quelli modificabili. In questo secondo gruppo, insieme al fumo, al peso e alla sedentarietà, c'è la stitichezza.1

È l'unico della lista su cui si può agire nei primissimi giorni, ed è anche quello che nel puerperio si presenta quasi da solo. Vale quindi la pena sapere cosa è normale e cosa si può fare.

Non andare di corpo per due o tre giorni dopo un parto vaginale, e fino a tre-cinque giorni dopo un cesareo, rientra nella norma. Passato quel periodo, però, la stitichezza è frequente dopo qualunque tipo di parto.10 Le indicazioni pratiche sono semplici e convergono fra le fonti:

  • Fibre, gradualmente. Cereali integrali, verdura e frutta (fresca, secca, surgelata o in scatola), legumi e frutta secca.10 Le linee guida NICE lo dicono in modo esplicito: mangiare abbastanza fibre migliora la consistenza delle feci.3
  • Bere di più. Aumentare la quantità di acqua nell'arco della giornata,10 con un apporto di liquidi adeguato.3
  • Andare in bagno appena se ne sente il bisogno, senza rimandare.10 È il punto più facile da trascurare quando si ha un neonato in casa, ed è quello che conta di più.
  • Riprendere gradualmente attività fisica leggera, quando ci si sente in grado.10

Se queste misure non bastano, si chiede a un professionista sanitario se un lassativo possa aiutare.10

L'attività fisica: gradualità, non riposo assoluto

Le linee guida NICE sono esplicite nel dire che l'attività fisica e un'alimentazione equilibrata aiutano a prevenire la disfunzione del pavimento pelvico.2 Non si tratta quindi di stare ferme il più a lungo possibile.

L'indicazione pratica è di riprendere gradualmente appena possibile dopo il parto, in assenza di controindicazioni, cominciando da un'intensità leggera — una camminata, o gli esercizi di rinforzo del pavimento pelvico. Poi si aumenta frequenza e durata secondo la propria tolleranza.13

Il criterio per passare a un'intensità maggiore non è una data sul calendario, ma due segnali osservabili: che il perineo o l'incisione del cesareo siano sufficientemente cicatrizzati, e che le lochiazioni non aumentino con l'attività leggera. Verificati questi, si può salire progressivamente; l'attività di intensità da moderata a elevata andrebbe ripresa nel corso delle prime dodici settimane, anche per il benessere psicologico.13

Una donna a tre settimane dal parto fa venti minuti di camminata e nota che nel pomeriggio le perdite sono più rosse e più abbondanti del solito. È il segnale, descritto dalle fonti, per non aumentare ancora l'intensità: si torna a passeggiate più brevi per qualche giorno e si riprova.13 Se però l'aumento è marcato, non rientra dopo il riposo, oppure si accompagna ad altri sintomi, non è più una questione di dosaggio dell'attività: si contatta il medico, l'ostetrica o il reparto che ha dimesso, chiedendo con quale urgenza farsi vedere.

Gli esercizi del pavimento pelvico: qui le fonti non dicono la stessa cosa

Su questo punto due fonti autorevoli divergono, e vale la pena riportarlo così com'è invece di sceglierne una.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle raccomandazioni sulle cure postnatali del 2022, afferma che iniziare di routine un allenamento dei muscoli del pavimento pelvico dopo il parto, allo scopo di prevenire l'incontinenza urinaria e fecale, non è raccomandato: le prove disponibili sono di certezza molto bassa.7

Le linee guida NICE sul pavimento pelvico dicono l'opposto: incoraggiare chi è in gravidanza o ha partorito da poco a fare questi esercizi, spiegando che aiutano a prevenire i sintomi.4

Detta così sembra un vicolo cieco, ma leggendo il seguito del documento OMS la contraddizione si restringe parecchio. Su tre punti, infatti, le due fonti concordano.

  • Se ci sono già perdite, gli esercizi servono. L'OMS precisa che chi ha perdite involontarie di piccole quantità di urina dopo il parto va informata dei benefici di questi esercizi come trattamento, e aggiunge che quelli fatti a casa senza supervisione sono comunque improbabile che facciano male.7
  • In gravidanza le prove sono più solide. Sempre l'OMS riporta che iniziare l'allenamento presto in gravidanza probabilmente previene l'incontinenza urinaria nella gravidanza avanzata e riduce il rischio nel periodo dopo il parto, in particolare fra i tre e i sei mesi.8 Il disaccordo riguarda quindi il quando, non il se.
  • Tutte devono essere informate. L'OMS chiede che ogni donna sia informata, in gravidanza e dopo il parto, dei possibili problemi del pavimento pelvico, incluse l'incontinenza urinaria e fecale.7 NICE, dal canto suo, chiede che venga spiegato non solo che gli esercizi sono importanti, ma come si fanno e quando chiedere aiuto.9

Tradotto in pratica: gli esercizi non fanno male, se ci sono perdite sono utili, e la cosa più sensata nei primi giorni è chiedere al proprio professionista quando iniziarli e come farli correttamente.12 Non è una formalità: nei programmi supervisionati la prima cosa che il professionista valuta è proprio se si riesce a contrarre e rilasciare i muscoli nel modo giusto.6

Una richiesta concreta da fare, se il parto è andato in un certo modo. Le linee guida NICE indicano di prendere in considerazione un programma di tre mesi di allenamento supervisionato, durante l'assistenza dopo il parto, per chi ha avuto uno di questi tre fattori di rischio durante la nascita5: 1. un parto vaginale operativo, cioè con forcipe o ventosa; 2. un parto vaginale con il bambino rivolto verso l'alto (posizione occipito-posteriore); 3. una lesione dello sfintere anale. Supervisionato significa seguito da un fisioterapista o da un altro professionista con competenza specifica sul pavimento pelvico, che valuta se si riesce a contrarre e rilasciare correttamente i muscoli e adatta il programma di conseguenza.6 Se rientrate in uno di questi casi, è una cosa che ha senso chiedere invece di aspettare che venga proposta.

Quando chiedere aiuto

Nella lista dei fattori di rischio legati al parto, oltre ai tre già citati, le linee guida includono anche una fase espulsiva attiva durata più di un'ora, l'aver già partorito in precedenza e l'avere più di trent'anni alla nascita del figlio.1 Sono informazioni utili per capire la propria situazione, non motivi di allarme: indicano chi ha più senso che si faccia seguire, non chi avrà un problema.

Il momento di parlarne non è quando la situazione diventa insopportabile. Se ci sono perdite di urina, dolore durante i rapporti sessuali o qualunque altra preoccupazione, se ne parla con il proprio professionista sanitario, che può indirizzare verso le risorse specializzate in riabilitazione perineale e pelvica — fisioterapia, e dove serve altre figure.12

Il sistema sanitario prevede che questa informazione arrivi da sola: le linee guida NICE stabiliscono che l'importanza degli esercizi, il modo di eseguirli e i segnali per cui chiedere aiuto vengano spiegati sia al momento del passaggio alle cure territoriali sia durante i controlli successivi.9 Se non è successo, è legittimo chiederlo.

Le fonti di questa lezione

I numeri in apice nel testo rimandano alle righe di questa tabella: ogni affermazione presa da una fonte indica il documento e la pagina esatta da cui viene. Il nome del documento porta al PDF originale, il nome dell'ente alla sua pagina ufficiale. I numeri si riferiscono alle pagine del PDF, non alla numerazione stampata sul documento. La colonna Tipo indica il peso della fonte.

N. Ente Documento Tipo Pag. Cosa vi si trova
1 National Institute for Health and Care Excellence Pelvic floor dysfunction (NG210) (2021) linea guida 11, 12 Box 1, fattori di rischio per la disfunzione del pavimento pelvico. Modificabili: BMI sopra 25, fumo, sedentarietà, stitichezza, diabete. Legati al parto: parto vaginale operativo con forcipe o ventosa, posizione occipito-posteriore, fase espulsiva attiva oltre un'ora, lesione dello sfintere anale, aver già partorito, avere più di 30 anni.
2 National Institute for Health and Care Excellence Pelvic floor dysfunction (NG210) (2021) linea guida 12 Raccomandazione 1.3.1: l'attività fisica e un'alimentazione sana aiutano a prevenire la disfunzione del pavimento pelvico.
3 National Institute for Health and Care Excellence Pelvic floor dysfunction (NG210) (2021) linea guida 13 Raccomandazione 1.3.3: dieta equilibrata e in particolare fibre a sufficienza, perché migliorano la consistenza delle feci e prevengono i sintomi di incontinenza fecale; apporto di liquidi adeguato.
4 National Institute for Health and Care Excellence Pelvic floor dysfunction (NG210) (2021) linea guida 14 Raccomandazione 1.3.11: incoraggiare chi è in gravidanza o ha partorito da poco a fare gli esercizi del pavimento pelvico, spiegando che aiutano a prevenire i sintomi di disfunzione.
5 National Institute for Health and Care Excellence Pelvic floor dysfunction (NG210) (2021) linea guida 14, 15 Raccomandazione 1.3.12: considerare un programma di tre mesi di allenamento supervisionato durante l'assistenza postnatale, per chi ha avuto parto vaginale operativo (forcipe o ventosa), posizione occipito-posteriore o lesione dello sfintere anale.
6 National Institute for Health and Care Excellence Pelvic floor dysfunction (NG210) (2021) linea guida 15 Raccomandazioni 1.3.15 e 1.3.16: i programmi vanno supervisionati da un fisioterapista o altro professionista con competenza specifica, che valuta la capacità di contrarre e rilasciare i muscoli e adatta il programma.
7 Organizzazione Mondiale della Sanità WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) linea guida 61 Raccomandazione 7: iniziare di routine l'allenamento del pavimento pelvico dopo il parto per prevenire l'incontinenza urinaria e fecale non è raccomandato. Nelle note: chi ha perdite involontarie di piccole quantità di urina va informata dei benefici come trattamento, gli esercizi non supervisionati a casa sono improbabile che facciano male, e tutte le donne vanno informate dei possibili problemi del pavimento pelvico.
8 Organizzazione Mondiale della Sanità WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) linea guida 62 Considerazioni aggiuntive: iniziare l'allenamento presto in gravidanza probabilmente previene l'incontinenza urinaria nella gravidanza avanzata e riduce il rischio dopo il parto, in particolare fra i tre e i sei mesi. Prove insufficienti oltre i sei mesi.
9 National Institute for Health and Care Excellence Postnatal care (NG194) (2021, agg. 2026) linea guida 11, 13 L'importanza degli esercizi del pavimento pelvico fra le informazioni da dare prima del passaggio alle cure territoriali (p. 11) e, con l'aggiunta di come eseguirli e quando chiedere aiuto, fra quelle da dare durante i controlli successivi (p. 13).
10 Institut national de santé publique du Québec Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) materiale informativo 258 È normale non andare di corpo per due-tre giorni dopo un parto vaginale e fino a tre-cinque dopo un cesareo; la stitichezza è frequente dopo entrambi. Consigli: aumentare gradualmente le fibre, bere di più, andare in bagno appena se ne sente il bisogno, riprendere gradualmente attività fisica leggera; se non basta, chiedere se un lassativo può aiutare.
11 Institut national de santé publique du Québec Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) materiale informativo 259 Il perineo come zona fra vulva e ano; i muscoli che formano l'amaca del pavimento pelvico, che sostiene utero, vescica e retto e contribuisce a impedire le perdite di urina e feci; i muscoli stirati dopo la nascita; il cambiamento dell'aspetto della vulva; la sensibilità del perineo dopo parto vaginale e in alcuni casi anche dopo cesareo.
12 Institut national de santé publique du Québec Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) materiale informativo 260 I muscoli del pavimento pelvico possono impiegare da diverse settimane a diversi mesi per ritrovare un tono adeguato, ed è consigliato parlare con il proprio professionista per sapere quando iniziare gli esercizi e come farli correttamente. Nei primi mesi un terzo di chi ha partorito ha perdite di urina, soprattutto dopo lacerazioni del perineo o un bambino di peso elevato. In caso di perdite o dolore ai rapporti, parlarne e farsi indirizzare alle risorse di riabilitazione perineale e pelvica.
13 Institut national de santé publique du Québec Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) materiale informativo 261, 262 Riprendere gradualmente l'attività fisica appena possibile in assenza di controindicazioni, cominciando da intensità leggera (camminata, esercizi del pavimento pelvico); aumentare quando il perineo o l'incisione sono sufficientemente cicatrizzati e le lochiazioni non aumentano con l'attività leggera; riprendere l'intensità da moderata a elevata nel corso delle prime dodici settimane.
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