Il reale fabbisogno calorico e nutrizionale per supportare l'allattamento
Su questo argomento circolano due messaggi opposti, e sono entrambi sbagliati. Il primo è che allattando si debba "mangiare per due". Il secondo, più insidioso, è che se si mangia male il latte ne risenta — che la qualità di quello che si dà al proprio bambino dipenda da come ci si è organizzati il pranzo.
Le linee guida australiane sull'alimentazione infantile smontano il secondo in una riga, ed è la frase da cui parte questa lezione: anche le madri in cattivo stato nutrizionale sono in grado di produrre latte materno di qualità adeguata.1 Il che non significa che l'alimentazione non conti: significa che conta per la madre, e solo in parte per il latte. È una distinzione che cambia completamente il tono della domanda.
Due precisazioni prima di cominciare. La prima: questa lezione parla del fabbisogno aggiuntivo legato alla produzione di latte. Chi non allatta, o allatta in modo misto, non ha quell'aggiunta e non è in difetto di niente — il fabbisogno aggiuntivo è definito, nelle parole dell'autorità europea, come un incremento rispetto al fabbisogno precedente alla gravidanza dovuto al costo di produrre latte.2 La seconda: qui ci sono numeri, e i numeri hanno una nazionalità. Su un punto in particolare — lo iodio — enti autorevoli danno cifre diverse, e più avanti spieghiamo perché.
Quante calorie in più, davvero
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare fissa l'incremento in 2,1 MJ al giorno, pari a 500 kcal, rispetto al fabbisogno precedente alla gravidanza. La parte interessante è come ci si arriva: la produzione di latte costa circa 2,8 MJ al giorno (670 kcal), ma circa 0,72 MJ (170 kcal) vengono mobilizzati dai tessuti materni.2
Vale la pena rileggere quel passaggio, perché contiene due informazioni per il prezzo di una. La prima: il corpo ha già messo da parte una quota di quell'energia durante la gravidanza, e allattando la sta usando — è il motivo per cui l'incremento da mettere nel piatto è 500 e non 670. La seconda: cinquecento chilocalorie sono un incremento reale ma modesto, molto lontano da quello che suggerisce l'espressione "mangiare per due".
Le linee guida australiane arrivano allo stesso numero per una strada diversa: una donna che allatta in modo esclusivo per i primi sei mesi e poi in modo parziale richiede in media 2.000-2.100 kJ al giorno in più, con la precisazione che la quantità varia in base alla produzione di latte, alla velocità con cui si perde il peso della gravidanza e ai cambiamenti nell'attività fisica.3 Due enti indipendenti, due continenti, la stessa cifra: quando succede, il numero è solido.
Cosa la dieta cambia, e cosa non cambia
Qui sta il cuore della lezione, ed è una distinzione che quasi nessuno spiega. La produzione di latte e le concentrazioni di proteine, grassi e lattosio sono in larga misura indipendenti dalla dieta materna. Quello che la dieta può influenzare è la composizione in micronutrienti e acidi grassi.4
Detto in altri termini: la struttura del latte — quello che nutre e sazia il bambino — non è in discussione. La guida di salute pubblica del Québec lo dice dal lato del bambino: il latte umano contiene la dose esatta di vitamine e minerali necessari al suo sviluppo, con l'eccezione della vitamina D.5
La qualità del latte non è un esame che si passa o si fallisce ogni giorno. Una giornata a panini non produce un latte peggiore. Le carenze che contano si costruiscono su settimane e mesi di alimentazione fortemente ristretta, e riguardano micronutrienti specifici — non "il latte" in generale.14
Due miti, smontati dalla stessa pagina
La guida del Québec liquida in poche righe le due credenze più diffuse.
Bere molto non aumenta la quantità di latte prodotta. Durante l'allattamento si ha naturalmente più sete del solito: l'indicazione è di ascoltare la sete, senza forzarsi a bere molto. Con un segnale osservabile per capire se non si sta bevendo abbastanza: l'urina scura o torbida.6
Nessun alimento aumenta la produzione di latte. L'indicazione è mangiare in modo regolare e in quantità sufficiente, con eventuali spuntini secondo l'appetito.6
Sul fronte opposto — quello delle cose vietate — c'è una notizia che molte persone non ricevono mai: la maggior parte di chi allatta può mangiare quello che vuole, compresi gli alimenti che erano a rischio durante la gravidanza, per esempio sushi, salumi e formaggi.6 L'elenco delle restrizioni della gravidanza non si trascina automaticamente nell'allattamento, e la lezione dedicata ai cibi da evitare entra nel dettaglio.
Sull'acqua, un numero per chi lo vuole: l'autorità europea indica per chi allatta un fabbisogno di circa 700 mL al giorno in più rispetto alle donne che non allattano, per un totale intorno ai 2,7 litri al giorno considerando tutte le fonti, bevande e alimenti insieme.7 Non è un obiettivo da rincorrere con la bottiglia graduata: è il valore di riferimento dietro l'indicazione pratica di ascoltare la sete.
Le eccezioni che contano davvero
Se la maggior parte delle preoccupazioni sull'alimentazione in allattamento è infondata, ce n'è una che invece è fondata, ed è bene che riceva l'attenzione risparmiata sulle altre.
Le madri che seguono diete restrittive, per esempio alcune diete vegane, sono a rischio di carenze di vitamina B12, ferro, zinco e calcio, e possono aver bisogno di essere indirizzate a un dietista.8 La guida del Québec dà l'indicazione operativa corrispondente: chi è vegana — cioè non consuma alcun prodotto di origine animale, né carne, né pesce, né uova, né latticini — e allatta dovrebbe assumere un supplemento di vitamina B12.9
Questa non è una raccomandazione da prendere alla leggera, e non è una questione di preferenze alimentari: la B12 è uno dei micronutrienti la cui presenza nel latte dipende dall'alimentazione materna, che è precisamente ciò che la dieta può influenzare.4 Se la vostra alimentazione esclude interi gruppi di alimenti — per scelta, per intolleranza o per necessità — è il caso di parlarne con il medico o con un dietista, e di farlo adesso e non fra sei mesi.
Iodio: il caso in cui il numero dipende da dove vivete
Questo capitolo è l'esempio migliore del perché non si copia una raccomandazione straniera senza guardare da dove viene.
L'autorità europea propone per gli adulti un apporto adeguato di iodio di 150 µg al giorno, e per le donne che allattano di 200 µg al giorno.10 Le linee guida australiane, per lo stesso periodo, indicano 270 µg al giorno e aggiungono che è difficile ottenere abbastanza iodio dal solo cibo, per cui raccomandano alle donne che allattano un supplemento orale quotidiano; e precisano che chi ha una patologia tiroidea preesistente deve sentire il proprio medico prima di assumerlo.11
Non è un disaccordo scientifico: è che i due enti scrivono per popolazioni con storie diverse. In Italia il quadro è quello descritto dall'Istituto Superiore di Sanità: il sale iodato è fortificato con 30 mg di iodio per chilo, la Legge 55 del 2005 ha introdotto un programma di iodoprofilassi su base volontaria, e grazie a questo il Paese ha raggiunto la condizione di iodosufficienza. La stessa fonte spiega perché il tema si pone proprio adesso: la ghiandola mammaria è in grado di catturare lo iodio dal circolo e di trasferirlo al latte materno.12
Sull'integrazione di iodio, la domanda giusta si fa al proprio medico, non a un motore di ricerca. La pagina dell'Istituto Superiore di Sanità documenta la strategia italiana — il sale iodato — ma non dà un valore specifico per l'allattamento né un'indicazione sugli integratori.12 Il numero australiano vale per l'Australia. Chi ha una tiroide che già dà problemi ha in più una ragione specifica per non decidere da solo.11
Vitamina D: qui l'eccezione riguarda il bambino
La vitamina D è l'unica voce in cui il latte materno, da solo, non basta — ed è l'unica in cui l'azione riguarda il lattante e non chi allatta.
Il contenuto di vitamina D del latte è molto variabile ed è direttamente legato allo stato vitaminico della madre. Se le riserve materne sono piene, il bambino dispone di una scorta di 8-12 settimane, dopo le quali il contenuto del latte non è più sufficiente a coprire il suo fabbisogno.13
Su cosa fare, le raccomandazioni divergono e vale la pena saperlo: l'Accademia americana di pediatria raccomanda che tutti i lattanti allattati al seno ricevano un supplemento quotidiano di vitamina D, mentre in Australia la raccomandazione è limitata ai lattanti considerati a rischio, per esempio quelli di madri con pelle scura o con esposizione al sole molto limitata.13 In Italia la supplementazione del lattante si concorda con il pediatra, che è anche l'unico a poterla dosare: è una delle domande da portare alla prima visita.
Perdere il peso della gravidanza mentre si allatta
La domanda arriva sempre, e la risposta delle linee guida è meno restrittiva di quanto si tema. C'è qualche evidenza che l'allattamento favorisca il calo di peso post-parto. Esiste un rischio teorico che la riduzione di peso comprometta la lattazione, e alcuni sostengono che non si dovrebbe tentare prima dei sei mesi; le evidenze disponibili indicano però che una restrizione dietetica volta a un calo di peso moderato non ha effetti sul volume e sulla concentrazione del latte, e che deficit energetici moderati non compromettono la lattazione.14
La parola che porta tutto il peso della frase è "moderato". La differenza fra un deficit moderato e una dieta drastica non è una sfumatura: le diete fortemente restrittive sono esattamente quelle che il capitolo precedente indica come a rischio di carenze.8
Tisane e integratori "per il latte"
Il mercato dei prodotti che promettono di aumentare la produzione di latte è vasto, e poggia su una premessa che abbiamo già visto essere falsa: nessun alimento aumenta la produzione di latte.6
Sui rimedi erboristici le linee guida australiane sono prudenti e dicono perché: il loro effetto sulla lattazione non è stato pienamente esplorato, e desta preoccupazione il passaggio nel latte di alcuni loro componenti, perché le sostanze chimiche lipofile possono concentrarsi nel latte materno ed essere trasferite al bambino. La conclusione è che serve più ricerca prima di usare rimedi erboristici durante l'allattamento o di darli direttamente ai bambini.15
"Naturale" non è sinonimo di "senza effetti": è la ragione per cui una tisana comprata per aumentare il latte va trattata come un prodotto qualunque, e la lezione dedicata alle bevande sicure entra nel merito.
Una donna a sei settimane dal parto allatta, ha sempre fame verso metà pomeriggio e si preoccupa perché alcuni giorni pranza male. Sua suocera le ha detto che deve bere due litri di tisana al finocchio e mangiare pastasciutta a ogni pasto, altrimenti "il latte non viene".
Quello che dicono le fonti di questa lezione: il fabbisogno in più esiste ed è di circa 500 kcal al giorno, quindi la fame di metà pomeriggio è informazione, non ingordigia. Le giornate in cui pranza male non stanno peggiorando il latte, perché proteine, grassi e lattosio non dipendono da quello che ha nel piatto. La tisana non aumenta la produzione, e in più i rimedi erboristici sono la categoria su cui le linee guida chiedono cautela.
Se invece la stessa donna seguisse una dieta vegana, il discorso avrebbe un punto in più e concreto: un supplemento di vitamina B12, di cui parlare con il proprio medico.
Le fonti di questa lezione
I numeri in apice nel testo rimandano alle righe di questa tabella. La colonna Tipo indica il peso della fonte: una linea guida, un insieme di valori dietetici di riferimento e il materiale informativo di un ente pubblico non hanno lo stesso ruolo. I numeri di pagina si riferiscono alle pagine del PDF, non alla numerazione stampata sul documento.
| N. |
Ente |
Documento |
Tipo |
Pag. |
Cosa vi si trova |
| 1 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
47 |
Sezione 3.5 "Maternal nutrition": la buona alimentazione è importante per tutte le donne e in particolare per quelle che allattano, che hanno fabbisogni nutrizionali aggiuntivi; e la precisazione che anche madri in cattivo stato nutrizionale sono in grado di produrre latte materno di qualità adeguata. |
| 2 |
Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) |
Dietary Reference Values for nutrients — Summary report (2017) |
valori di riferimento |
12 |
L'incremento energetico dell'allattamento: 2,1 MJ al giorno (500 kcal al giorno) rispetto al fabbisogno precedente alla gravidanza, ottenuto considerando un fabbisogno di 2,8 MJ al giorno (670 kcal) per la produzione di latte e una mobilizzazione energetica dai tessuti materni di 0,72 MJ al giorno (170 kcal). |
| 3 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
47 |
Una donna che allatta in modo esclusivo per i primi sei mesi e poi in modo parziale richiede in media 2.000-2.100 kJ al giorno in più; la quantità varia in base al livello di produzione di latte, alla velocità del calo di peso post-parto e ai cambiamenti nel livello di attività fisica. |
| 4 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
47 |
La produzione di latte e le concentrazioni di proteine, grassi e lattosio sono in larga misura non influenzate dalla dieta materna; la dieta materna può invece influenzare la composizione del latte in micronutrienti e acidi grassi. |
| 5 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
389 |
Composizione del latte umano: proteine, zuccheri e tutti i tipi di grassi di cui il bambino ha bisogno, acidi grassi omega-3, enzimi, anticorpi, batteri utili, e "la dose esatta di vitamine e minerali necessari al suo sviluppo, ad eccezione della vitamina D". |
| 6 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
390 |
Sezione "Ce qui influence la composition du lait": bere molti liquidi non aumenta la quantità di latte prodotta; durante l'allattamento si ha naturalmente più sete e va ascoltata la sete senza forzarsi; urina scura o torbida come segnale che non si sta bevendo abbastanza; nessun alimento aumenta la produzione di latte; la maggior parte di chi allatta può mangiare ciò che vuole, inclusi gli alimenti a rischio in gravidanza come sushi, salumi e formaggi. |
| 7 |
Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) |
Dietary Reference Values for nutrients — Summary report (2017) |
valori di riferimento |
21 |
Acqua: per le donne che allattano è indicato un apporto adeguato di circa 700 mL al giorno superiore a quello delle donne non in allattamento della stessa età, per un totale di circa 2,7 litri al giorno considerando tutte le fonti. |
| 8 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
47 |
Le madri che seguono diete restrittive, per esempio alcune diete vegane, sono a rischio di carenze di nutrienti fra cui vitamina B12, ferro, zinco e calcio, e possono aver bisogno di essere indirizzate a un dietista. |
| 9 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
390 |
Indicazione operativa: chi segue un'alimentazione vegetaliana — nessun prodotto di origine animale, né carne, né pesce, né uova, né latticini — e allatta dovrebbe assumere un supplemento di vitamina B12. Nella stessa pagina, l'indicazione a consumare alimenti ricchi di proteine, ferro, calcio e vitamina D e la possibilità di rivolgersi a un nutrizionista. |
| 10 |
Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) |
Scientific Opinion on Dietary Reference Values for iodine (2014) |
valori di riferimento |
scheda web verificata il 30/08/2026 |
Apporto adeguato di iodio proposto: 150 µg al giorno per gli adulti, 200 µg al giorno per le donne in gravidanza e 200 µg al giorno per le donne che allattano. |
| 11 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
48 |
Sezione 3.5.2 "Iodine": l'apporto quotidiano di iodio raccomandato durante l'allattamento è 270 µg; è difficile ottenerne abbastanza dal solo cibo, perciò per le donne che allattano sono raccomandati supplementi orali quotidiani di iodio da 150 µg; i preparati multivitaminici possono contenerne quantità inferiori e il contenuto va controllato; le donne con patologie tiroidee preesistenti devono chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere un supplemento. |
| 12 |
EpiCentro — Istituto Superiore di Sanità |
Iodio |
materiale informativo |
scheda web verificata il 30/08/2026 |
L'apporto giornaliero necessario stimato in 150 µg al giorno per un adulto; il sale iodato in Italia fortificato con 30 mg di iodio per chilo; la Legge n. 55 del 2005 che ha introdotto un programma di iodoprofilassi su base volontaria e la conseguente condizione di iodosufficienza raggiunta dal Paese; e il fatto che la ghiandola mammaria è in grado di catturare lo iodio dal circolo e di trasferirlo al latte materno. Nota di perimetro: la pagina non indica un valore specifico per l'allattamento né si esprime sugli integratori di iodio in allattamento. |
| 13 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
47 |
Sezione 3.5.1 "Vitamin D": il contenuto di vitamina D del latte materno è molto variabile ed è direttamente legato allo stato vitaminico della madre; se le riserve materne sono piene il lattante ha una scorta di 8-12 settimane, dopo le quali il contenuto del latte non è adeguato a coprire il suo fabbisogno. L'American Academy of Pediatrics raccomanda che tutti i lattanti allattati al seno ricevano un supplemento quotidiano di 400 UI (10 µg) di vitamina D, mentre in Australia la raccomandazione è limitata ai lattanti "a rischio", per esempio figli di donne con pelle scura o con esposizione al sole molto limitata. |
| 14 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
48 |
Sezione 3.5.3 "Weight loss diets": esiste qualche evidenza che l'allattamento favorisca il calo di peso post-parto; esiste un rischio teorico che la riduzione di peso comprometta la lattazione e alcuni sostengono di non tentarla prima dei sei mesi; le evidenze di diversi studi indicano però che una restrizione dietetica volta a un calo di peso modesto non ha effetti sul volume e sulla concentrazione del latte, e che interventi con deficit energetici moderati non compromettono la lattazione. |
| 15 |
National Health and Medical Research Council (Australia) |
Infant Feeding Guidelines: information for health workers (2012) |
linea guida |
48 |
Sezione 3.5.4 "Herbal remedies": l'effetto dei rimedi erboristici sulla lattazione non è stato pienamente esplorato; desta preoccupazione l'escrezione nel latte materno di alcuni loro componenti, poiché le sostanze chimiche lipofile possono concentrarsi nel latte ed essere trasferite al bambino; serve più ricerca prima di usare rimedi erboristici durante l'allattamento o di somministrarli direttamente a lattanti e bambini. |