La riorganizzazione identitaria: il lutto della vita precedente
Nelle settimane dopo il parto quasi tutte le domande che vi arrivano riguardano il bambino. Come mangia, come dorme, quanto pesa. È una cosa che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo per iscritto in una linea guida, come problema: nel periodo post-natale la cura della donna viene spesso trascurata, con l'attenzione concentrata in modo predominante sulla cura del bambino.3 Nella stessa pagina compare una formula che vale la pena leggere due volte: esiste, fra le donne, un desiderio spesso non detto e non soddisfatto di veder riconosciuti i propri bisogni di salute, in particolare quelli mentali ed emotivi.3
Una nota sulle fonti, perché stavolta la notizia è buona. Le ultime due lezioni poggiavano su materiale informativo, perché su quegli argomenti le linee guida non entrano. Qui invece una linea guida c'è, ed è dell'OMS: il documento del 2022 sulle cure post-natali dedica spazio esplicito a quello che succede all'identità di chi ha appena avuto un figlio. Accanto ci sono una guida di salute pubblica canadese e un articolo scientifico, quest'ultimo di peso minore e usato solo per un concetto. Nella tabella in fondo trovate il tipo di ciascuna fonte.
Cosa dice la linea guida
La frase centrale di questa lezione non è nostra, è dell'OMS, e sta nel capitolo in cui la linea guida spiega perché è stata scritta così.
"The findings of this review suggest that the postnatal phase is a period of significant transition characterized by changes in self-identity, the redefinition of relationships, opportunities for personal growth, and alterations to sexual behaviour as women adjust to their new normal, both as parents and as individuals within their own cultural context. For many women, it is also marked by feelings of intense joy, happiness and love for the new baby."
Nostra traduzione: "I risultati di questa revisione indicano che la fase post-natale è un periodo di transizione significativa, caratterizzato da cambiamenti nell'identità di sé, dalla ridefinizione delle relazioni, da occasioni di crescita personale e da modifiche del comportamento sessuale, mentre le donne si adattano alla loro nuova normalità, sia come genitori sia come individui all'interno del proprio contesto culturale. Per molte donne è segnato anche da sentimenti di gioia intensa, felicità e amore per il bambino."
OMS, Cure post-natali, p. 21 del PDF1
Tre cose, in quella frase. La prima: il cambiamento di identità è nominato per primo, prima delle relazioni e prima del corpo. La seconda: si parla di nuova normalità, non di ritorno alla normalità. La terza: la gioia intensa e l'amore per il bambino stanno nella stessa frase, non in una frase che corregge la prima.
La stessa linea guida aggiunge che le donne si sentono spesso impreparate agli effetti fisici e psicologici del parto e all'impatto che questi hanno sulla loro capacità di prendersi cura del bambino.2 Impreparate, non inadeguate: è una differenza che cambia tutto, e riguarda l'informazione ricevuta, non la persona.
Il nome di quello che sta succedendo
Esiste una parola per questa transizione, e non è recente: matrescenza, termine introdotto nel 1973 dall'antropologa medica Dana Raphael, che definisce il passaggio alla maternità come un rito di passaggio dello sviluppo, molto simile all'adolescenza, con implicazioni biologiche e sociali.11
L'analogia con l'adolescenza è la parte utile, e quello che segue è una lettura nostra, non delle fonti. A un quindicenne disorientato, umorale e in conflitto con lo specchio nessuno diagnostica un disturbo: si dice che sta attraversando una fase di sviluppo, e che le fasi di sviluppo sono faticose per definizione. Della matrescenza invece, non avendone il nome, si tende a pensare che sia un problema personale.
Nella stessa letteratura si osserva che la maggior parte delle madri finisce in quello che gli autori chiamano il "messy middle", il mezzo disordinato, segnato da sentimenti di ambivalenza: gioia e soddisfazione, insieme ad apprensione ed esaurimento.11
L'ambivalenza non è un difetto di fabbricazione. Amare il proprio bambino e rimpiangere la vita di prima non sono due sentimenti in contraddizione che devono risolversi: le fonti li descrivono come compresenti nella stessa persona, nello stesso periodo.111 Non c'è niente da sistemare nell'uno per meritare l'altro.
Perché si parla di lutto
La parola "lutto" nel titolo di questa lezione è usata in senso figurato, e va detto chiaramente: il lutto vero e proprio, quello per la perdita di una persona o di una gravidanza, è un'altra cosa, ha un altro peso e ha percorsi di sostegno dedicati. Qui la parola serve a dare un nome alla parte in perdita di un cambiamento che ha anche una parte in guadagno.
Cosa si perde, concretamente? I punti di riferimento. La guida di salute pubblica del Québec lo descrive senza giri di parole: all'inizio della vita da genitori si può avere la sensazione che il quotidiano si ribalti, gli orari sono sconvolti, la casa è sottosopra e niente è più come prima. È normale, ed è quello che vive la maggior parte dei neogenitori: serve riorganizzare la giornata e ritrovare dei punti di riferimento, e questo aggiustamento può durare qualche mese per alcuni, qualche anno per altri.7
Quel "qualche anno" è la parte che di solito non viene detta, ed è la ragione per cui a otto mesi molte persone pensano di essere in ritardo su una tabella di marcia che non esiste.
Lo stesso vale per l'incontro con il bambino. Alcuni genitori provano un colpo di fulmine; per altri l'attaccamento si costruisce poco a poco. La guida annota che l'una e l'altra esperienza possono essere destabilizzanti7 — il che significa, detto al contrario, che nessuna delle due è quella sbagliata.
Non riguarda solo chi ha partorito
Accogliere un bambino comporta grandi cambiamenti, e ogni membro della famiglia si scopre una nuova identità: madre, padre, genitore, fratello, sorella, nonno. Anche le relazioni fra queste persone cambiano con l'arrivo del bambino, e serve tempo per ritrovare una certa stabilità.6
È un punto che vale la pena leggere insieme, chiunque siate: la riorganizzazione non è un fatto privato di chi ha il corpo che si sta riprendendo. È di tutta la casa.
La pressione che peggiora tutto
C'è un fattore che trasforma una transizione faticosa in una transizione umiliante, ed è il confronto. Molti genitori sentono una pressione che arriva dalle persone intorno, o dalle immagini e dai messaggi dei media: i social in particolare portano a paragonare la propria famiglia alle altre. L'indicazione della guida è di fidarsi di sé e di avere aspettative realistiche rispetto alla propria situazione e alle proprie risorse.9
C'è poi una pressione che non viene da fuori. È frequente che le madri si sentano sopraffatte nei primi tempi, che abbiano la sensazione che la vita corra troppo, che non ci sia abbastanza tempo — e che si mettano addosso da sole la pressione di essere una "buona madre". È altrettanto frequente che, assorbite dalle cure da dare, finiscano per dimenticarsi un po' di sé.10
Affermare i propri bisogni non è sottrarre qualcosa al bambino. La guida di salute pubblica del Québec lo scrive come principio: è sano affermare i propri bisogni, porre i propri limiti e prendersi cura di sé; e continuare a rispondere ai propri bisogni — mangiare bene, riposare — rende più facile, non più difficile, occuparsi del bambino.10
Cosa aiuta davvero
Le indicazioni pratiche della guida per facilitare l'adattamento al nuovo ruolo sono quattro, e sono deliberatamente poco spettacolari8:
- informarsi sulla genitorialità e sulle sue difficoltà, per esempio parlando con altri genitori;
- parlare con il partner o il coparente delle proprie paure e dell'organizzazione familiare, compresa la divisione dei compiti;
- costruire la relazione con il bambino, che non è un dato di partenza;
- chiedere sostegno alla propria rete: le giornate con un neonato sono piene, e avere bisogno di aiuto ogni tanto è previsto.
Sul primo punto la guida è più specifica di quanto sembri: scambiare con altri genitori senza cercare di paragonarsi. Sono passati o stanno passando dalla stessa cosa, e la loro storia può ridurre lo stress e aiutare a capire meglio il proprio vissuto.9
E c'è un punto che quasi nessuno sa, ed è il motivo per cui abbiamo aperto con la linea guida. L'OMS raccomanda almeno quattro contatti post-natali — nelle prime 24 ore, fra 48 e 72 ore, fra il settimo e il quattordicesimo giorno, e nel corso della sesta settimana5 — e indica che fra gli interventi psicosociali a sostegno della salute mentale materna rientrano la domanda di routine sulla salute mentale e sul benessere sociale della madre e il supporto psicosociale come parte di ogni consultazione post-natale.4
Detto in italiano corrente: parlare di come state voi a un controllo post-natale non è rubare tempo a un appuntamento che riguarda il bambino. È dentro il perimetro di quello che quell'appuntamento dovrebbe contenere. Se nessuno ve lo chiede, chiederlo voi non è uscire dal seminato.
Quando non è (solo) questo
Tutto quello che avete letto finora descrive una transizione, cioè qualcosa che si attraversa. Esiste però una zona in cui la transizione e un disturbo si sovrappongono, e le fonti la trattano insieme proprio perché è difficile distinguerle dall'interno.
La stessa linea guida OMS riporta che le donne possono sperimentare umore basso, depressione, stanchezza, insicurezza e ansia durante la transizione alla maternità, e che accolgono positivamente un sostegno psicosociale su questi aspetti, purché offerto da operatori formati e attenti alla loro situazione di vita.3 Aggiunge un dato che è il vero motivo di questa sezione: diversi studi indicano che le donne a volte faticano a riconoscere un disturbo di salute mentale, o non sanno a chi rivolgersi.3
Non è quindi un'anomalia non riuscire a capire da soli da che parte si sta. La distinzione fra il baby blues, la riorganizzazione di cui parla questa lezione e una depressione post-partum — con i tempi, i segni e il percorso da attivare — è l'oggetto della lezione dedicata, ed è lì che vanno cercati i criteri.
Quello che va detto qui è una cosa sola, e la guida del Québec la formula meglio di come la formuleremmo noi: può capitare che un genitore attraversi un periodo difficile dopo l'arrivo di un bambino, con tristezza o irritabilità. Può succedere a chiunque e non mette in discussione le sue competenze genitoriali né l'amore che prova per il bambino. Se succede, si va a cercare aiuto rapidamente.8 In Italia il primo interlocutore è il medico di famiglia, il consultorio familiare o l'ostetrica che vi ha seguite.
Una donna a cinque mesi dal parto si accorge che le manca il lavoro, che le manca uscire senza organizzare niente, e che quando lo pensa si sente in colpa. Ama il bambino, si occupa di lui, non ha pensieri che la spaventano. Quando ne parla, però, le rispondono "goditelo che crescono in fretta".
Quello che sta vivendo è quanto descritto in questa lezione: un'identità che si sta riorganizzando, con dentro una parte di perdita reale. Non è ingratitudine e non è un sintomo. Se però alla mancanza si aggiungessero l'incapacità di provare piacere per qualunque cosa, il sonno che non torna nemmeno quando il bambino dorme, o pensieri che la spaventano, allora la domanda da fare non sarebbe più questa, e il posto dove farla è il proprio medico o il consultorio.
Le fonti di questa lezione
I numeri in apice nel testo rimandano alle righe di questa tabella. La colonna Tipo indica il peso della fonte: la linea guida dell'OMS e un articolo scientifico primario non hanno lo stesso valore probatorio, e in questa lezione l'articolo è usato solo per il concetto di matrescenza. I numeri di pagina si riferiscono alle pagine del PDF, non alla numerazione stampata sul documento.
| N. |
Ente |
Documento |
Tipo |
Pag. |
Cosa vi si trova |
| 1 |
Organizzazione Mondiale della Sanità |
WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) |
linea guida |
21 |
Il passaggio in cui la linea guida definisce la fase post-natale come un periodo di transizione significativa caratterizzato da cambiamenti nell'identità di sé, ridefinizione delle relazioni, occasioni di crescita personale e modifiche del comportamento sessuale, mentre le donne si adattano alla loro "nuova normalità"; e la precisazione che per molte donne è segnato anche da gioia intensa, felicità e amore per il bambino. |
| 2 |
Organizzazione Mondiale della Sanità |
WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) |
linea guida |
34 |
Riquadro 3.1 "Values": cosa le donne vogliono dalle cure post-natali, cioè adattarsi alla nuova identità di sé e sviluppare fiducia e competenza come madri; e il rilievo che le donne si sentono spesso impreparate agli effetti fisici e psicologici del parto e all'impatto che questi hanno sulla loro capacità di prendersi cura del bambino. |
| 3 |
Organizzazione Mondiale della Sanità |
WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) |
linea guida |
108 |
Il desiderio spesso non detto e non soddisfatto, fra le donne, di veder riconosciuti i propri bisogni di salute, in particolare mentali ed emotivi; il rilievo che nel periodo post-natale la cura della donna è spesso trascurata a favore di quella del bambino; il fatto che le donne possano sperimentare umore basso, depressione, stanchezza, insicurezza e ansia durante la transizione alla maternità; e che a volte facciano fatica a riconoscere un disturbo di salute mentale o non sappiano a chi rivolgersi. |
| 4 |
Organizzazione Mondiale della Sanità |
WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) |
linea guida |
164 |
Raccomandazione 41: gli interventi psicosociali a sostegno della salute mentale materna vanno integrati nei servizi per la salute e lo sviluppo nella prima infanzia. Fra questi rientrano la domanda di routine sulla salute mentale e sul benessere sociale della madre e il supporto psicosociale come parte di ogni consultazione post-natale, con invio a un professionista competente per le condizioni che richiedono un sostegno più intensivo. |
| 5 |
Organizzazione Mondiale della Sanità |
WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience (2022) |
linea guida |
169 |
Raccomandazione 44: si raccomanda un minimo di quattro contatti post-natali. Se il parto avviene in struttura, almeno 24 ore di assistenza in loco; poi almeno tre contatti aggiuntivi per donne e neonati sani, fra 48 e 72 ore, fra 7 e 14 giorni e nel corso della sesta settimana dopo il parto. |
| 6 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
742 |
Sezione "La transition à la parentalité": accogliere un bambino comporta grandi cambiamenti e ogni membro della famiglia si scopre una nuova identità — madre, padre, genitore, fratello, sorella, nonno; anche le relazioni fra queste persone cambiano, e serve tempo per ritrovare una certa stabilità. |
| 7 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
743 |
All'inizio della vita da genitori il quotidiano può sembrare ribaltarsi: orari sconvolti, casa sottosopra, niente più come prima. È normale ed è ciò che vive la maggior parte dei neogenitori; occorre riorganizzare la giornata e ritrovare punti di riferimento, e l'aggiustamento può durare qualche mese per alcuni e qualche anno per altri. Alcuni genitori provano un "colpo di fulmine", per altri l'attaccamento si costruisce poco a poco: l'una e l'altra esperienza possono essere destabilizzanti. |
| 8 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
744 |
Le quattro indicazioni per facilitare l'adattamento al nuovo ruolo (informarsi, parlare con il partner anche della divisione dei compiti, sviluppare la relazione con il bambino, sollecitare la propria rete di sostegno). E il passaggio sul periodo difficile che un genitore può attraversare, con tristezza o irritabilità: può succedere a chiunque, non mette in discussione le competenze genitoriali né l'amore per il bambino, e in quel caso va cercato aiuto rapidamente. |
| 9 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
748 |
La pressione che molti genitori sentono dalle persone intorno e dai messaggi dei media, con i social che portano a paragonarsi ad altre famiglie; l'invito a fidarsi di sé e ad avere aspettative realistiche rispetto alla propria situazione e alle proprie risorse; e il suggerimento di scambiare con altri genitori senza cercare di paragonarsi, perché la loro storia può ridurre lo stress e aiutare a capire il proprio vissuto. |
| 10 |
Institut national de santé publique du Québec |
Mieux vivre avec notre enfant de la grossesse à deux ans (2026) |
guida di salute pubblica |
755 |
È normale sentirsi sopraffatte nei primi tempi; le madri riferiscono spesso lo stress di essere genitore, la sensazione che la vita vada troppo veloce e la pressione che si mettono da sole per essere una "buona madre". È frequente che, assorbite dalle cure, si dimentichino un po' di sé. Continuare a rispondere ai propri bisogni rende più facile occuparsi del bambino; è sano affermare i propri bisogni, porre limiti e prendersi cura di sé. |
| 11 |
Maternal Health, Neonatology and Perinatology |
Trinko V, Sarewitz J, Athan A. — Improving maternal well-being: a matrescence education pilot study for new mothers (2025) |
articolo scientifico |
scheda web verificata il 30/08/2026 |
Introduzione dell'articolo: la matrescenza è un termine introdotto dall'antropologa medica Dana Raphael nel 1973, che definisce la transizione alla maternità come un rito di passaggio dello sviluppo, molto simile all'adolescenza, con implicazioni biologiche e sociali; e l'osservazione che la maggior parte delle madri si colloca nel "messy middle", segnato da sentimenti di ambivalenza come gioia e soddisfazione insieme ad apprensione ed esaurimento. Nota di perimetro: i risultati dello studio pilota non sono usati in questa lezione. |